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Come funzionano i buoni pasto negli studi dentistici per dentisti, ASO e collaboratori

Chi lavora in uno studio odontoiatrico segue spesso orari serrati, tra appuntamenti ravvicinati, urgenze da gestire e pause pranzo compresse tra un paziente e l'altro. In questo contesto il buono pasto rappresenta uno degli strumenti di welfare più diffusi e più concreti, capace di alleggerire le spese quotidiane di dentisti, assistenti di studio odontoiatrico e collaboratori.

Le regole che ne disciplinano l'erogazione, però, non sono sempre chiare a chi gestisce uno studio professionale, soprattutto quando si tratta di capire chi ne ha diritto, quali soglie fiscali si applicano e come scegliere tra formato cartaceo ed elettronico. Vediamo nel dettaglio come funziona questo strumento nel settore odontoiatrico.

Cosa sono i buoni pasto e perché interessano anche gli studi odontoiatrici


Il buono pasto è un titolo di legittimazione, cartaceo o elettronico, che il datore di lavoro consegna al dipendente per l'acquisto di alimenti e bevande presso esercizi convenzionati, in sostituzione del servizio mensa. La disciplina di riferimento è contenuta nell'articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, la norma che stabilisce entro quali limiti il valore del buono non concorre a formare reddito da lavoro dipendente.
Negli studi dentistici, dove raramente esiste una mensa interna e la pausa pranzo si adatta all'agenda degli appuntamenti, il buono pasto è spesso l'unica forma pratica di sostegno al vitto durante l'orario di lavoro. Riguarda tanto i professionisti dipendenti quanto il personale di supporto, e per questo motivo il titolare dello studio dovrebbe conoscerne bene il funzionamento prima di attivarlo.

Chi ha diritto al buono pasto tra dentisti, ASO e collaboratori


Negli studi professionali odontoiatrici il personale è oggi disciplinato dal CCNL Studi Professionali, rinnovato con decorrenza dal 1° marzo 2024 e valido fino al 28 febbraio 2027, sottoscritto da Confprofessioni per la parte datoriale e da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per la parte sindacale. Il contratto si applica a tutto il personale dipendente o parasubordinato degli studi odontoiatrici, a prescindere dal tipo di rapporto di lavoro: tempo pieno, part-time, apprendistato.

Tra le figure coinvolte rientrano il direttore sanitario, l'odontoiatra dipendente, l'assistente di studio odontoiatrico (ASO), oggi inquadrata al terzo livello contrattuale dopo la revisione dei livelli, l'igienista dentale, l'odontotecnico e il personale di segreteria e amministrazione. Il buono pasto, in linea generale, può essere riconosciuto a qualunque lavoratore subordinato munito di busta paga, sia a tempo pieno sia part-time, anche in caso di turni o di orario giornaliero che non prevede una pausa pranzo formalizzata. Può essere esteso, a discrezione dello studio, anche a collaboratori con rapporti non subordinati, come i liberi professionisti che operano in regime di collaborazione continuativa.

Buono pasto cartaceo o elettronico: le differenze da conoscere


La scelta del formato incide direttamente sul vantaggio fiscale. Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio 2026, la Legge 30 dicembre 2025 numero 199, ha innalzato la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno, intervenendo sull'articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR. Per i buoni pasto cartacei la soglia resta invece ferma a 4 euro giornalieri, valore fissato dalla Legge di Bilancio 2020 e mai più aggiornato da allora. In pratica, entro questi importi il valore del buono non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetto a contribuzione previdenziale; l'eventuale eccedenza, invece, viene tassata come normale retribuzione.
Per uno studio dentistico con più collaboratori, questa differenza pesa concretamente sui costi di gestione: un buono elettronico da 10 euro resta interamente esente, mentre lo stesso importo in versione cartacea sarebbe tassato per 6 euro.

Non è un caso che sempre più studi professionali si stiano orientando verso soluzioni digitali per la gestione del welfare aziendale. Tra le realtà attive in questo ambito figura anche il welfare del Gruppo Pellegrini, che offre il servizio di buoni pasto Pellegrini, proposto da un gruppo che opera nel settore dei servizi di welfare aziendale dagli anni Ottanta e che mette a disposizione delle aziende clienti sia la versione a card sia quella gestibile tramite applicazione, spendibile in una rete capillare di esercizi convenzionati su tutto il territorio nazionale.

Il trattamento fiscale per lo studio e per il professionista


Per il titolare dello studio odontoiatrico il costo dei buoni pasto è deducibile entro i limiti di legge, sia ai fini delle imposte dirette sia, generalmente, ai fini IRAP. Il principio di competenza fa sì che il costo venga imputato al periodo in cui il buono viene effettivamente utilizzato dal lavoratore. Sul fronte IVA, i buoni pasto elettronici godono di un trattamento particolarmente favorevole, con aliquota al 4% interamente detraibile, un elemento che rende il formato digitale ancora più conveniente rispetto al cartaceo anche dal punto di vista amministrativo.
Per il lavoratore, ASO o dentista dipendente che sia, il beneficio si traduce in potere d'acquisto aggiuntivo netto: calcolando una settimana lavorativa di cinque giorni, l'incremento della soglia esente da 8 a 10 euro per i buoni elettronici può tradursi in centinaia di euro netti in più su base annua, senza alcun aggravio contributivo né per il dipendente né per lo studio.

Domande frequenti su turni, part-time e organizzazione dello studio


Chi gestisce uno studio odontoiatrico si chiede spesso se il buono pasto spetti anche a chi lavora part-time o su turni spezzati, situazione tutt'altro che rara in questo settore. La risposta è affermativa: il diritto al buono pasto non dipende dal numero di ore lavorate nella giornata, ma dalla presenza di un rapporto di lavoro subordinato regolarmente retribuito, indipendentemente dal fatto che l'orario preveda o meno una pausa pranzo strutturata. Un altro dubbio frequente riguarda gli apprendisti e i tirocinanti che affiancano l'ASO o il collaboratore di studio odontoiatrico durante il percorso formativo: anche in questo caso, se il rapporto prevede una regolare busta paga, il buono pasto può essere riconosciuto secondo le stesse regole applicate agli altri dipendenti. Resta fermo un principio valido per qualsiasi formato: il buono pasto può essere utilizzato esclusivamente per l'acquisto di alimenti o bevande presso esercizi convenzionati, non è cedibile a terzi e non può in alcun modo essere convertito in denaro contante.

Per uno studio dentistico che valuta l'introduzione o l'aggiornamento di questo benefit, il primo passo è verificare quale inquadramento contrattuale si applica a ciascun collaboratore e quale formato di buono pasto risponde meglio alle esigenze organizzative dello studio, tenendo conto sia del risparmio fiscale sia della praticità d'uso per un personale che, tra una seduta e l'altra, ha bisogno di soluzioni rapide anche per la propria pausa pranzo.